Dietro le località turistiche più affollate della Thailandia si nasconde un’isola poco nota nel Mare delle Andamane, un posto dove la vita sembra scorrere con ritmi più lenti e tradizionali. Koh Phayam, non lontana dal confine con il Myanmar, si fa notare per un’assenza quasi totale di strutture moderne e per una comunità che vive in simbiosi con l’ambiente naturale intorno a sé. L’isola si estende per circa 10 chilometri in lunghezza e 5 in larghezza, e conta appena 500 residenti che, da generazioni, si dedicano alla pesca e all’agricoltura: palme da cocco, anacardi, e alberi della gomma sono le colture principali. Niente grandi resort, niente negozi commerciali rumorosi: qui il tempo segue il ritmo della natura e delle consuetudini di tutti i giorni.
Ciò che più colpisce a Koh Phayam è la scarsità di infrastrutture moderne: senza aeroporti e con poche strade asfaltate, l’isola resta piuttosto isolata, mantenendo un’atmosfera che sembra quasi sospesa nel tempo. Chi vuole allontanarsi dal turismo di massa ha davvero molto da guadagnare qui: un legame diretto con uno stile di vita genuino e un contesto in cui la natura fa da protagonista. Lontano dalle rotte più battute, Koh Phayam offre un’esperienza – diciamo così – rara in Thailandia.
Il cuore della vita sull’isola e i segni di una spiritualità silenziosa
Nel villaggio principale di Koh Phayam si concentra buona parte delle attività degli abitanti. La maggior parte si dedica alla pesca o a piccole coltivazioni, mentre alcune famiglie gestiscono semplici bar e ristoranti dove si possono assaggiare ricette thailandesi tradizionali. Nei negozi locali si trovano prodotti essenziali, come frullati freschi di frutta tropicale, e piatti preparati secondo abitudini radicate nella vita quotidiana della comunità. Chi viene da ambienti urbani spesso non ha idea di quanto sia difficile – e allo stesso tempo naturale – mantenere un equilibrio tra tradizione e praticità senza subire la fretta o le pressioni esterne.

Un luogo che attira l’attenzione è il Wat Koh Phayam: unico tempio isolano. È formato da due edifici collegati da un ponticello che si apre sul mare, e mostra chiaramente influenze architettoniche thailandesi e birmane. La grande statua dorata del Buddha in piedi domina la scena sacra, invitando a riflettere sul rapporto profondo tra spiritualità e vita quotidiana delle persone del posto. Sculture, decorazioni, e spazi di preghiera raccontano un legame intenso tra arte e fede che permea questa piccola comunità.
Uscendo dal villaggio, si apre uno scenario fatto di strade sterrate che attraversano piantagioni rigogliose di alberi della gomma e anacardi, aree naturali dove vivono specie come scimmie e hornbill – uccelli esotici dal piumaggio brillante. Lontano dal turistame, questi ambienti offrono un’occasione speciale per avvicinarsi alla fauna locale nel suo habitat naturale e per immergersi in un mondo poco toccato dal progresso. Chi visita Koh Phayam spesso sottolinea la forza del rapporto diretto con la natura: qualcosa che, diciamolo, oggi è sempre più raro trovare.
Il mosaico naturale delle spiagge occidentali e le occasioni di scoperta
Koh Phayam piace a una nicchia di viaggiatori amanti della natura, soprattutto per le spiagge mai troppo popolate e di grande bellezza paesaggistica. Lungo la costa occidentale si susseguono baie, ognuna con una sua caratteristica. Ao Yai è la spiaggia più lunga, con quasi 3 chilometri di sabbia fine e acque limpide. Qui si può fare surf, kayak, e osservare tramonti straordinari – spesso filtrati dalle ombre delle mangrovie –, un vero spettacolo per gli occhi. Questi particolari migliorano la sensazione del paesaggio e ci fanno soffermare su elementi naturali e temporali che segnano l’identità dell’isola.
Un’altra zona degna di nota è Ao Khao Kwai (Buffalo Bay), chiamata così perché la forma della baia ricorda le corna di un bufalo. Qui sabbia e rocce si alternano, mentre una vasta foresta di mangrovie ospita macachi e uccelli variopinti. In questa baia si trova anche il “Hippy Bar”, costruito in legno a forma di nave pirata: un locale dove sorseggiare un drink godendosi il tramonto sul mare. Scene così raccontano una vita semplice, ma intensa, fatta di momenti vissuti con discrezione, ma pienezza.
Guardando verso nord, ecco Heaven Beach, famosa per un piccolo bar che sembra una barca ancorata sull’acqua, con passerelle di legno e strutture essenziali specchiate nel mare. Ancora più appartata Ao Kwang Peeb, nota come Monkey Bay per la presenza costante di scimmie. Raggiungibile solo tramite sentieri immersi nella giungla, questa baia regala ai visitatori un silenzio quasi perfetto e una natura quasi intatta: un’esperienza che rilassa e si fa ricordare. Molti sottolineano quanto la scarsità di turismo di massa permetta di godere questi luoghi con calma e attenzione – dettaglio non da poco in tempi frenetici.
Il cuore logistico di Koh Phayam si trova a Aow Mae Mai, dove ci sono il molo, qualche ristorante e qualche struttura ricettiva. Qui, pur essendoci un flusso di persone maggiore rispetto ad altre zone, si può vedere bene come la quotidianità degli isolani conviva e si intrecci armoniosamente con il turismo. La varietà di spiagge – tra sabbia, rocce e mangrovie – mette in luce la complessità e la ricchezza del territorio, con paesaggi tanto diversi quanto affascinanti.
Come raggiungere l’isola e indicazioni sul periodo migliore
Per arrivare a Koh Phayam serve un po’ di organizzazione. Il punto più comune da cui partire è Ranong, città collegata con voli regolari a Bangkok, oltre a autobus provenienti da molte località del Sud della Thailandia. Dal porto di Ranong si parte con due tipi di imbarcazioni: traghetti lenti che impiegano circa due ore, oppure motoscafi più veloci che coprono la tratta in meno di un’ora. La scelta varia in base alla stagione e all’orario dei servizi, che – da qualche anno – aumentano soprattutto nella stagione secca.
Spostarsi sull’isola è più agevole con uno scooter a noleggio, anche se la bicicletta piace a chi vuole prendere il tempo per osservare da vicino la natura e la vita di ogni giorno. Strade asfaltate? Poche. Collegheranno paesini principali e qualche spiaggia; tutti gli altri luoghi invece si raggiungono con sentieri e piste di terra – dettaglio che torna utile a comprendere l’essenza di esplorare Koh Phayam.
Il momento migliore per una visita va da novembre ad aprile, cioè durante la stagione secca, quando il cielo è limpido e le condizioni per immersioni o snorkeling sono davvero ottimali, con un mare calmo. Dalla fine di aprile a ottobre arrivano invece i monsoni: piogge frequenti, sentieri meno accessibili e un’atmosfera meno ospitale. Però il verde della vegetazione raggiunge il massimo della vivacità e del colore, offrendoti un altro tipo di emozione.
Koh Phayam si distingue nettamente dal turismo di massa tipico della Thailandia. È un luogo dove la semplicità quotidiana, la natura ancora preservata, e una comunità legata ai suoi antichi valori creano un ambiente davvero unico. Chi decide di visitarla mette il piede in un mondo più lento e diretto, dove ogni dettaglio si vive con più intensità rispetto alle mete più conosciute e affollate.