Tra Firenze e l’Appennino si estendono i boschi toscani dove, da tempi antichissimi, il castagno ha lasciato un segno profondo. Non solo sul paesaggio: anche sull’economia locale, per ben secoli. Nel Medioevo, per dire, era quasi prassi piantare un castagno per ogni neonato, pensando a un futuro più sicuro per le famiglie contadine, con risorse da raccogliere anno dopo anno. Oggi, ogni autunno, quelle foreste vecchie si svelano in tutto il loro splendore: le colline assumono tonalità di arancione intenso e le famiglie, come da tradizione, raccolgono il Marrone del Mugello IGP, diventato uno dei tesori della regione. Ecco, la castagna e le comunità rurali sono legate da un nodo che resiste: basta sentire – magari in una giornata fredda – il profumo delle castagne arrostite che si mescola all’odore del legno nei vecchi metati, quei capanni dove il frutto veniva fatto essiccare prima di trasformarsi in farina. È una ricchezza antica, che si riflette in piatti come polente morbide, cialde con ricotta e castagnacci speziati, tutti manifestazioni di una cultura alimentare strettamente connessa al territorio.
Chi vive in città spesso ignora quanto – e perché – la castagna influenzi la vita quotidiana in collina e montagna. Non è solo cibo: è storia, è fatica di generazioni intere; mantiene vive pratiche agricole o riti mai del tutto persi, anche di fronte a grandi cambiamenti economici e demografici.
Il percorso dei castagneti: dal Mugello al Casentino
Guardando verso nord, il paesaggio cambia di certo, ma il legame con il castagno si fa ancora più intenso nel Casentino. Qui i sentieri narrano storie, come quello che segue il cammino di San Francesco fino all’eremo della Casella. Nel cuore di queste zone si coltiva il Marrone di Caprese Michelangelo DOP, noto per le sue note aromatiche uniche: mandorla e vaniglia emergono con discrezione, riconoscibilità immediata rispetto ad altre varietà di casa nostra.
Oltre il Casentino, il Monte Amiata – un antico vulcano ormai spento – domina la Maremma circostante. Qui castagneti, faggete e borghi antichi convivono in un contesto davvero particolare. Parte da Castel del Piano la cosiddetta Strada della Castagna: circa venti chilometri che collegano piccoli centri, come Tepolini, famosi per tradizioni agricole solide e prodotti con marchio celebrato, come la Castagna del Monte Amiata IGP. Le imprese locali dimostrano una cura quasi maniacale nella raccolta e nella lavorazione, mantenendo intatta l’identità del territorio.
Interessante vedere che, soprattutto d’inverno, questo turismo dedicato ai castagneti prende sempre più piede. Gente attratta dalla natura e dal folklore rurale sceglie queste valli, per scoprire boschi di castagni e borgate che hanno conservato tradizioni oggi quasi introvabili.

Dalle montagne della Garfagnana fino alla Lunigiana
Salendo ancor più a nord, la Garfagnana si distingue per i suoi castagni, da sempre chiamati “alberi del pane” per il loro ruolo centrale nell’alimentazione di una volta. Nei paesi di Castelnuovo, San Romano e Sillico l’aria è colma del profumo della Farina di Neccio della Garfagnana DOP, un ingrediente immancabile per preparazioni tipiche come i necci: sottili crespelle di castagne con cuore di ricotta fresca, un mix sincero di natura e cucina locale.
Procedendo verso la Lunigiana, l’ultima parte della Toscana prima di Liguria, i castagneti si riflettono nei ruscelli, si fondono con villaggi pietrosi incastonati tra mare e montagna. Qui la Farina di Castagna della Lunigiana DOP dà vita a specialità come la marocca di Casola – un pane scuro, aromatico – e le lasagne “bastarde”, piatti che dimostrano come ingredienti semplicissimi possano tramandarsi, diventando tradizioni gustose e nutrienti, frutto dell’adattamento nel tempo.
Un altro prodotto che caratterizza l’area è il Miele della Lunigiana DOP, primo miele italiano con riconoscimento europeo per qualità e tipicità. Il suo aroma ambrato, con punte amare, racconta la forza di un territorio genuino. La tutela di questo tesoro si intreccia con quella dei castagni, ancora oggi centrali per l’economia e la cultura locale. Eventi come Castanea Expo a Firenze mettono in vetrina con entusiasmo denominazioni regionali e prodotti certificati, un segno che la tradizione non muore.
In sostanza, più che esaltare semplicemente il valore gastronomico, questo racconto vuole illuminare un patrimonio culturale profondamente radicato nelle comunità alpine e collinari. Camminare in questi boschi significa riavvicinarsi a tradizioni vissute e rivisitate, stagione dopo stagione, offrendo spunti concreti per capire una parte meno conosciuta ma decisiva della Toscana.